Valeria Valente

“come si impegnerà concretamente, nella prossima legislatura, affinché i temi e i bisogni dell’infanzia siano un tema sostanziale della politica e delle istituzioni?”

Il benessere dell’infanzia e dell’adolescenza non significa solo libertà e protezione dalla violenza e dall’abuso, come giustamente chiede il Manifesto del Telefono Azzurro, così ricco di proposte condivisibile e che riflettono anche il mio impegno in Senato nella scorsa legislatura, come presidente della Commissione d’inchiesta sul femminicidio nonché ogni forma di violenza contro le donne.
Rispondere ai bisogni dell’infanzia e dell’adolescenza significa innanzitutto attuare politiche per offrire a tutti i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze, le stesse opportunità, affinché possano coltivare i loro talenti e realizzare i loro sogni.
Sappiamo bene invece che oggi non è così, e che le condizioni di reddito della famiglia d’origine, il luogo in cui si è nati, il contesto sociale in cui si cresce, determinano il futuro, a partire dall’accesso stesso all’istruzione e dal suo proseguimento al di là dell’obbligo scolastico.
In Italia, un bambino su dieci non frequenta la scuola dell’infanzia (3-5 anni) e meno di uno su tre – con accentuate differenze territoriali – accede al nido. In questo modo, già in tenerissima età, si creano le prime odiose diseguaglianze nell’accesso a un sistema educativo di qualità e a un’alimentazione sana.
Il Partito Democratico intende superare queste discriminazioni, rendendo gratuita e obbligatoria la scuola dell’infanzia nell’ambito del sistema integrato esistente e incrementarne il fondo nazionale, per garantire la progressiva gratuità dei servizi educativi 0-3 anni per i nuclei familiari a basso ISEE, con particolare attenzione all’offerta formativa nel Sud del Paese. Così vogliamo favorire l’uguaglianza già nei primi passi del percorso scolastico, assicurando per tutte e tutti pari opportunità di cura, relazione e gioco.
Anche misure come la gratuità del trasporto pubblico e dei libri di testo, il Fondo nazionale per i viaggi-studio e le gite scolastiche, sono tutte misure che vanno in questa direzione.
Altro tema su cui continuerò a impegnarmi, qualora fossi rieletta, è il superamento degli stereotipi e pregiudizi in cui affondano le radici della violenza contro le donne, le ragazze, i bambini. Ancora oggi – nonostante i tanti passi avanti fatti dalle donne in termini di uguaglianza di diritti, pur nel riconoscimento delle specifiche differenze tra i sessi – sopravvive il retaggio di una cultura patriarcale che legittima e condona abusi e violenze.
Occorre dunque investire sulla formazione e la sensibilizzazione, per continuare a promuovere quel cambiamento culturale che metta al centro il rispetto dei diritti delle donne e dei minori.

“quale/i azione/i del Manifesto considera maggiormente affine/i alla sua attività politica e come intende tutelarla/e?”

Tutte le azioni indicate nel manifesto, volte a prevenire e contrastare la violenza e gli abusi sui minori – fatto salva la 10 dove si chiede l’istituzione di uno specifico Ministero per l’infanzia e l’adolescenza – sono importanti e sono affini all’attività politica che ho svolto in questi quattro anni, quando ho avuto l’onore di presiedere la Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio nonché ogni forma di violenza di genere.
Il lavoro d’inchiesta condotto dalla Commissione ha indagato anche una delle forme più subdole e sottovalutate della violenza contro le donne e contro i minori, ovvero la vittimizzazione secondaria, in particolare quella che avviene nelle cause di separazione e affidamento presso i tribunali civili e per i minorenni. Nel nostro rapporto abbiamo detto con chiarezza che un uomo violento non è e non può essere un buon padre, e che il bene superiore del minore non equivale al diritto dell’uomo violento di vedere sempre e comunque i propri figli, anche quando questi hanno paura di lui e non vogliono incontrarlo. Ho anche presentato un Ddl, dedicato alla memoria del piccolo Federico Barakat, ucciso dal padre dopo ripetute minacce alla moglie e madre di Federico, Antonella Penati, durante un incontro protetto, affinché situazioni del genere non debbano ripetersi mai più.
Impegnarsi per prevenire le forme specifiche di abuso e violenza nei confronti dei minori è imprescindibile, e anche il disegno di legge di cui sono stata prima firmataria e che il Partito Democratico riproporrà nella prossima legislatura, che prevede di considerare violenza sessuale qualsiasi rapporto in cui non ci sia stato un consenso chiaro ed esplicito – “solo un SÌ è un SÌ”, come ha stabilito ad esempio la nuova legge adottata dalla Spagna – va in questa direzione.
Lo stesso vale per un altro Ddl di cui sono stata prima firmataria, e che il PD riproporrà nella prossima legislatura, che prevede l’introduzione nel Codice penale del reato di molestie sessuali, e molestie nei luoghi di lavoro e di studio.

“in quale misura ritiene che la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza siano centrali per il benessere collettivo futuro?”

La tutela dell’infanzia e dell’adolescenza sono e devono essere centrali in tutte le politiche, perché i bambini e ragazzi di oggi saranno gli adulti, i cittadini del futuro.
Proprio per questo bambini e bambine, così come gli e le adolescenti, non possono essere visti come soggetti astratti, isolati dal contesto in cui vivono e dalle relazioni che rendono significativa la loro vita, ne assicurano il sostentamento e l’accudimento, e li formano alla vita adulta.
Ancora oggi in Italia è sulle spalle delle donne che pesa in maniera sproporzionata il lavoro di cura della famiglia, dei figli come anche degli anziani o delle persone non autosufficienti. Questo contribuisce ad alimentare una visione stereotipata delle donne, come destinate unicamente al ruolo di madri e al mestiere di casalinghe, e perpetua sperequazioni nelle opportunità che condizionano anche la vita adulta di tante bambine e adolescenti.
Assicurare il benessere dell’infanzia e dell’adolescenza significa superare approcci e ruoli di genere stereotipati, promuovere l’occupazione femminile e investire su un welfare di prossimità e di qualità. Occorre dar vita a comunità coese, solidali e resilienti, nelle quali l’infanzia e l’adolescenza possano evolvere armoniosamente, imparando a contribuire al benessere collettivo.

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