L’emergenza Covid-19 e il prolungato periodo di lockdown ci ha dato una grande lezione: i diritti dei bambini e degli adolescenti continuano a essere lasciati ai margini. Per questo abbiamo immaginato le nostre attività di sensibilizzazione come un grande “Manifesto programmatico” in 5 punti, concreto, aperto e inclusivo, che metta a fuoco i temi e i campi d’azione all’interno dei quali ci giochiamo - come società tutta - il futuro dei nostri ragazzi.

L’emergenza Covid-19 e il prolungato periodo di lockdown che ha congelato la realtà ci ha dato una grande lezione: ci ha fatto capire che – nonostante tutti gli sforzi e l’impegno profuso in 33 anni di attività da Telefono Azzurro, e da tanti soggetti che come noi si battono per la tutela dell’infanzia – i diritti dei bambini e degli adolescenti continuano a essere lasciati ai margini. Le sofferenze e privazioni che hanno vissuto e vivono a causa della pandemia sono state spesso drammatiche, e hanno aperto ferite che riusciremo a vedere e affrontare solo nel corso dei prossimi anni. Per questo, mentre il nostro Paese e il mondo sono impegnati nel definire le linee strategiche di un faticoso percorso di rilancio e di ripresa, noi vogliamo dare a questa tanto attesa ripartenza una prospettiva nuova. Se ripartiamo, non possiamo che farlo mettendo al centro i diritti e i bisogni di bambini e adolescenti. Per questo abbiamo immaginato le nostre attività di sensibilizzazione di questi giorni post-lockdown, come un grande “Manifesto programmatico” in 5 punti, concreto, aperto e inclusivo, che metta a fuoco i temi e i campi d’azione all’interno dei quali ci giochiamo – come società tutta – il futuro dei nostri ragazzi.

1. Diritti

2. Educazione

3. Emarginazione

4. Sicurezza in Rete

5. Disagio Mentale

Sono le vittime più evidenti, se pur tenute sotto silenzio per settimane e per mesi, dell’emergenza Covid: i diritti primari e fondamentali di bambini e adolescenti. Diritto allo studio, diritto alla libertà, diritto al gioco, diritto alla socializzazione con i propri amici e famigliari (pensiamo all’allontanamento forzato dai nonni…), diritto a una crescita armonica e serena, tutti elementi che ogni società dovrebbe mettere al centro della propria quotidianità e del proprio pensiero verso il futuro sono stati inghiottiti in un grande buco nero, schiacciati da altri “diritti” che sono sembrati a tutti più doverosi di attenzione: il diritto alla sicurezza e alla salute, quindi il diritto a far ripartire il meccanismo economico… E i bambini? Messi ai margini, dimenticati, posti in coda alle esigenze degli adulti -addirittura, meno degni di rilievo dei “diritti” degli animali domestici, ai quali un apposito Decreto governativo concedeva la possibilità di uscire di casa per soddisfare i propri bisogni. Se c’è una cosa che l’esperienza del lockdown ci ha insegnato, e che deve essere messo alla base di un qualsiasi programma o manifesto della “Ripartenza”, è che i diritti dell’infanzia devono diventare un perno fondamentale intorno al quale costruire (o ricostruire) una società che voglia definirsi migliore. O quantomeno dignitosa.

Primo tra questi diritti, il diritto all’ascolto, da sempre alla base della preoccupazione e dell’attività di Telefono Azzurro.

Per questo, fin dai primi giorni dell’emergenza, abbiamo potenziato tutti gli strumenti della nostra piattaforma d’ascolto, dalle linee agli strumenti digitali. Trasformando il nostro sito internet e i nostri canali social, a partire da Facebook, in luoghi aperti e condivisi, capaci di cogliere le esigenze di bambini e adolescenti – e degli adulti di riferimento, dai genitori agli insegnanti agli educatori – e di predisporre strumenti e contenuti adatti a dare risposte efficaci. Tutelando il diritto a non avere paura, il diritto a comprendere quel che stava succedendo con serietà, chiarezza ma anche sensibilità, il diritto a continuare a seguire percorsi educativi e formativi attraverso strumenti e modalità nuove di comunicazione e di relazione, il diritto a chiedere aiuto anche per problematiche nuove e inattese.

Gli Stati riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica, favoriscono il diritto di partecipare alla vita culturale e artistica

dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

Quando è venuta meno, ha dimostrato tutto il suo fondamentale valore. Più che – semplicemente – come strumento di istruzione, come spazio di crescita, di confronto, di relazione, di parità di diritti e di opportunità. Tutti aspetti che la rincorsa a metodi per lo più improvvisati di didattica a distanza non hanno potuto supplire. La scuola è senza dubbio il principale strumento per garantire una ripartenza a misura di bambino e di adolescente. Ma quella che esce dal lungo periodo di emergenza è una scuola ferita, ancora in bilico: mentre scriviamo, il calendario delle riaperture dell’anno scolastico a settembre è ancora nel dubbio, così come le modalità attraverso le quali si potranno svolgere le lezioni con l’adeguata sicurezza sanitaria. Telefono Azzurro è da anni un “alleato” importante della scuola e della sua capacità di formare i cittadini del futuro, con progetti che quotidianamente e in tutta Italia vedono gli operatori e i volontari dell’associazione presenti nelle classi di migliaia di istituti, ma anche con attività di formazione e accompagnamento rivolte ai docenti. E così è stato anche durante il periodo di lockdown, con le risorse educative e formative che Telefono Azzurro ha predisposto sulla propria piattaforma online e accessibili dal sito per contribuire alla formazione rapida degli insegnanti rispetto alla nuova e improvvisa esigenza di utilizzare i canali digitali per mantenere un collegamento con i propri studenti. Ma questa rincorsa dettata dall’emergenza evidentemente non può essere la risposta. Al più, è stata una lezione. Una presa di coscienza del fatto che la scuola italiana, e più in generale tutti i soggetti educativi, sono chiamati a una sfida nuova, a fare delle nuove tecnologie e dei nuovi canali digitali uno spazio all’interno del quale immaginare e mettere in pratica percorsi didattici nuovi. La resilienza della scuola è strabiliante e riesce a far fronte alle novità adattandosi, assimilando i cambiamenti senza intaccare la struttura del modello, ha sottolineato in un live streaming di riflessione sul tema organizzato da Telefono Azzurro in collaborazione con Vita il presidente di Indire Giovanni Biondi. La grande sfida che abbiamo davanti? Trasformare l’emergenza in un’opportunità di miglioramento per la scuola l’invito del direttore di Skuola.net Daniele Grassucci. Per far ciò, però ha sottolineato il vescovo di Modena Erio Castellucci nel corso dello stesso incontro, «occorre un piano di interventi di medio e lungo periodo che renda pienamente effettivo il diritto all’istruzione in ogni parte del Paese, perché le disuguaglianze sono state troppe».

Noi ripartiamo da qui

1 RIAFFERMARE che l’accesso alla scuola deve essere un diritto inalienabile per bambini e ragazzi, anche in situazioni di emergenza.

2 CONTINUARE a fare della didattica online una parte della didattica. Non metterla nel cassetto fino alla prossima emergenza.

3 INVESTIRE affinché la scuola continui a essere un luogo di integrazione, e sia
organizzata in modo da poter dare a tutti le stesse
opportunità.

«Dobbiamo portare la nostra attenzione anche sulla fascia delle bambine e dei bambini da 0 a 3 anni. È l’età che segna l’inizio della relazione anche educativa, che riguarda i bambini ma anche tutta la rete comunitaria che sta loro intorno, dalla famiglia alla comunità e i servizi territoriali»

– ELENA BONETTI, Ministra per la Famiglia

Nel periodo di lockdown, con la sospensione per un tempo prolungato di quelle relazioni umane che fanno da collante tra i diversi vissuti, facendo in modo che “nessuno resti indietro”, sono emerse in maniera drammatica le differenze di cui vive la nostra società. Differenze che sono andate a colpire in maniera grave soprattutto i soggetti più fragili: figli di stranieri, per i quali la scuola è primo irrinunciabile luogo di integrazione, figli di genitori con problemi depressivi o in conflitto, bambini con disabilità sensoriali o mentali, bambini che hanno subito lutti in famiglia, bambini a rischio di povertà, economica e culturale… Venuti improvvisamente meno tutti quei meccanismi di inclusione che normalmente compongono queste differenze – la scuola, i servizi territoriali, l’attività del privato sociale – centinaia di migliaia di bambini si sono trovati tagliati fuori dalle opportunità di un normale percorso di crescita. Impossibilità di impostare sistemi di didattica online per i bambini disabili, privati anche del fondamentale supporto delle terapie riabilitative che accompagnano lo sviluppo; impossibilità nelle famiglie meno facoltose di disporre degli strumenti necessari per partecipare alle le zioni in rete (o anche perché, più banalmente, in tante famiglie dove entrambi i genitori dovevano
comunque lavorare sorelle e fratelli più grandi sono stati chiamati a occuparsi della gestione dei più piccoli…); impossibilità di tener vivo quel mondo di relazioni positive con i pari che costituisce uno strumento fondamentale di crescita per i bambini più fragili. E non si tratta di una
componente marginale dell’infanzia. Nell’anno scolastico 2018/2019 gli alunni con disabilità che hanno frequentato le 55.209 scuole italiane sono stati poco più di 284.000 (il 3,3% del totale), mentre ben 842.000 sono gli alunni che non hanno cittadinanza italiana e frequentano la
scuola, il 10% del totale degli studenti.
Il gap socio-educativo che la chiusura delle scuole ha accentuato tra i bambini appartenenti alle fasce economicamente più deboli della popolazione, per non parlare di chi subisce maltrattamenti in famiglia, oppure è affetto da disabilità va tenuto presente quando si progetta la ripartenza. Più della metà dei docenti – e numerosi esperti medici confermano – è dell’idea che i propri alunni con disabilità sia peggiorata durante il lock-down in termini comportamentali, ma soprattutto di autonomia, apprendimento e comunicazione. Una situazione che, da qui in poi, non è più accettabile…

1 GARANTIRE una reale uguaglianza
a bambini e adolescenti,
senza «lasciare indietro»
i soggetti più fragili, già a
rischio emarginazione.

2 OPERARE
per ridurre il divario infrastrutturale che taglia fuori dalle possibilità di sviluppo offerte dalla rete ampie fasce di popolazione.

3 RAFFORZARE il concetto di scuola come spazio non solo di istruzione,
ma anche di integrazione,
dando davvero a tutti le
stesse opportunità.

«Il lockdown ha portato a un aggravamento delle disuguaglianze. Non aspettiamo settembre per ragionare su questi temi, i problemi di questi bambini e ragazzi vanno affrontati oggi, i disagi che hanno
dovuto subire, i costi che hanno pagato enormemente vanno affrontati subito: non
perdiamo l’estate!»

– CHIARA SARACENO, Sociologa


Da un giorno all’altro, con lo scoppio della pandemia, tutto il mondo “fisico” di bambini e adolescenti è stato trasferito nella rete: la scuola, le relazioni con gli amici, il gioco. Questo improvviso “accesso totale” al digitale è un bene o un male? Come trasformerà l’infanzia?

Come ci dicono i dati raccolti dall’ultima indagine Telefono Azzurro- Doxa Kids, per le nuove generazioni Internet ha già cambiato profondamente la modalità di espressione delle emozioni, le primestrategie di approccio, anche in materia di affettività e intimità.

È un fenomeno che – come è emerso da tanti degli interventi di esperti che hanno partecipa- to all’ultimo Safer Internet Day organizzato da Telefono Azzurro, non possiamo ignorare, sottovalutare, oppure illuderci di fermare ponendo divieti. Piuttosto, è un mondo che come adulti dobbiamo sforzarci di comprendere. Per questo riteniamo urgente sviluppare percorsi formativi e di apprendimento diretti a diversi target (ge- nitori, insegnanti, professionisti dell’infanzia), al fine di ampliare la conoscenza sui fenomeni, supportare nel riconoscimento e nella gestione di situazioni critiche, condividere procedure e percorsi di segnalazione di problematiche. È poi necessario affrontare il tema del rapporto bambini e digitale con un approccio e con competenze specifiche e validate, unendo i
contributi di diverse discipline e professionalità,
al fine di condividere un percorso comune di studio e di ricerca per poter guidare i processi di policy nazionali ed internazionali con un confronto costante, tra la psicologia e la psichiatria, l’antropologia, la giurisprudenza, l’ingegneria, l’economia, la filantropia.

Progetti di ricerca interdisciplinari permetterebbero di analizzare fenomeni emergenti e di approfondire temi cruciali, come gli effetti della fruizione di materiale inappropriato, lo sfruttamento e gli abusi nell’online.

È un lavoro enorme e decisivo, per il quale è necessario operare in rete, unendo le competenze e facendosi carico insieme delle responsabilità. Solo così potremo, davvero, costruire un mondo digitale che sia a misura di bambino.

1 SENSIBILIZZARE bambini, adolescenti e
adulti di riferimento, aziende e Istituzioni sulla necessità e sull’utilizzo di un Internet sicuro.

2 INVESTIRE sulla ricerca multisettore sui rischi e le opportunità
del digitale, per giungere a
una maggior comprensione
dei contesto digitale.

3 COINVOLGERE le aziende tecnologiche e tutti i leader del settore, per implementare soluzioni che garantiscano un Web sicuro e a misura di bambino e adolescente.

«Le nuove tecnologie sono una forza potente di cambiamento. Dobbiamo essere bravi nell’affrontare questi temi, compreso quello della sicurezza in rete, con estrema umiltà, e facendo tesoro anche delle competenze dei ragazzi. Non è efficace cercare subito di stabilire delle regole, perché è un fenomeno che oggi non ancora non conosciamo bene. Prima impariamo quindi a conoscere questo nuovo mondo, poi definiamone le regole»

– PAOLA PISANO, Ministra per l’Innovazione

Uno dei problemi più seri determinati dall’epidemia di Covid-19 rispetto all’in- fazia è l’impatto sull’equilibrio psico- fisico dei bambini e degli adolescenti. Non si tratta solo della mancanza della scuola e della inevitabile perdita di alcuni mesi di lezione, ma anche delle conseguenze di un lungo periodo di isolamento e solitudine, di una sostanzia- le immobilità fisica (specie per i tanti bambini costretti a vivere in abitazioni piccole, prive di spazi esterni), e questo per tante settimane proprio in una fase della vita dove ancora non si ha un’emotività “strutturata” ed è assai com- plesso, certamente impossibile per i bambini, provare a dare risposte alle domande sulla vita, alle paure ancestrali, all’instabilità e alle incertezze.

Molti di questi bambini hanno poi sperimentato il confronto drammatico con un qualche lutto accaduto in famiglia o nella famiglia di qualche amico. Una situazione inedita, che richiede un approccio di risposta specialistico, che è mancato.

La doppia chiusura delle scuole e dei ragazzi in casa per tre mesi è un evento straordinariamente complesso e difficile, che investe il senso esistenziale ed emotivo che proprio loro danno a questi eventi, sia nei segni negativi emersi sia nelle doti di resilienza. Anche i genitori hanno vissuto con difficoltà questa fase, sia per la crisi del lavoro, sia per il confinamento, sia per un rapporto con i figli per i quali spesso sono stati tramite attivi con la scuola. Una riscoperta di dialogo ma anche un impegno faticoso.

L ’urgenza oggi – e se vogliamo immaginare un futuro – capire quanto il virus e il senso di morte, precarietà e paura che ha portato con sé abbia influenzato e avuto un effetto dirompente sui ragazzi e il loro equilibrio. Per questo molti di loro andranno sostenuti e aiutati, anche in ambiente scolastico, attraverso il confronto con pedagogisti, educatori o psicologi che, anche nell’attività di gruppo, possano sciogliere gli enormi nodi che l’horror vacui del coronavirus ha prodotto nelle loro giovani vite. Molti hanno sviluppato ansia e paura dopo essere stati catapultati dentro un evento storico mondiale che ha a che fare con la morte e il dolore e cambierà nel profondo il sistema sociale ed economico nel quale siamo vissuti finora con conseguenze che, oggi, non possiamo immaginare e misurare.

Si tratta di un evidente fatto psicologico e sociale che dobbiamo affrontare perché agisce su un’intera generazione che sarà quella del post pandemia.

1 RIFLETTERE
sui danni a medio e lungo
termine che l’emergenza
Covid ha generato in bambini e adolescenti, e affrontarli con professionalità.

2 PENSARE
a nuove modalità e nuovi
spazi di aggregazione e
condivisione perché non
siano mai più costretti a un isolamento prolungato.

3 INVESTIRE per sviluppare competenze
adatte a confrontarsi con
i bisogni dell’infanzia, in
particolare con ansie e
paure, con preparazione e competenza.

«Il compito della nostra associazione dopo questa reclusione forzata è far sì che i ragazzi recuperino le loro capacità fisiche e atletiche, ma soprattutto che recuperino la socialità, lo stare insieme agli altri, l’essere felici con i coetanei. Da questa comune preoccupazione nasce la collaborazione con Telefono Azzurro»

– BRUNO MOLEA, Presidente Nazionale AICS

5 Agosto 2020

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