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In quanto “nativi digitali”, i nostri figli, adolescenti o bambini, vivono costantemente nel Web.  Internet, di conseguenza, contribuisce attivamente a modellare lo sviluppo cognitivo, relazionale, affettivo, dell’identità e del sè dei nostri ragazzi.  Da una parte, c’è la consapevolezza che il mondo digitale costituisca un’opportunità unica per le nuove generazioni: permette la costruzione di relazioni, supporta la condivisione di esperienze e la partecipazione attiva dei giovani, potenzia le metodologie di insegnamento e di apprendimento. Dall’altra, c’è l’esigenza di proteggere i bambini e gli adolescenti dai rischi e dagli eventuali pericoli che possono avere luogo nell’online, pur garantendo il loro diritto di espressione.

In quanto adulti, come possiamo proteggere i ragazzi dall’esposizione a contenuti potenzialmente lesivi e inappropriati presenti non solo nel Web, ma in generale nei media?

In questo senso si inquadra la Carta di Treviso, firmata il 5 ottobre del 1990, per iniziativa della Federazione Nazionale della stampa, dell’Ordine dei Giornalisti e di “Telefono Azzurro” che hanno formato un gruppo di lavoro interdisciplinare con giornalisti, magistrati, docenti ed esperti di pedagogia. La Carta (poi aggiornata, alla luce dei nuovi mezzi di comunicazione con il: “Vademecum 95” e l’“aggiornamento della Carta del 2006”) ha rappresentato lo sforzo di trasformare il diritto di cronaca nel dovere di informare osservando il pieno rispetto del minorenne ed evitando una possibile “violenza mediatica” che spesso si andava ad aggiungere a quella della realtà raccontata.

Di qui, la decisione di aggiornare la Carta di Treviso, ampliando la sua portata anche al giornalismo on-line, multimediale e alle altre forme di comunicazione giornalistica che utilizzino strumenti tecnologici.

La Carta di Treviso assume, infatti, significato anche nell’era dell’informazione 4.0, per contribuire a proteggere tutti i bambini e gli adolescenti, dal rischio della fruizione di contenuti dannosi, da una esposizione inappropriata della loro immagine, al fine di tutelare la loro privacy e di mantenere un sano equilibrio nell’utilizzo delle tecnologie digitali.

Poi c’è anche il rischio che si generi una dipendenza. Sono diversi i comportamenti del ragazzo che possono essere monitorati: controllare se, ad esempio, ha bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in Rete per essere soddisfatto, se dimostra un calo di interesse per le attività svolte offline (studiare, giocare, uscire con gli amici), se sviluppa forme di ansia, depressione o di agitazione quando non riesce ad essere connesso/a o se non riesce a staccarsi dalla rete anche quando se lo era prefissato. Per una consulenza e un supporto ti puoi rivolgere 24/24 alla linea gratuita 1.96.96 di Telefono Azzurro.

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18 Novembre 2019

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