Si parla di bullismo quando un bambino/ragazzo, o un gruppo, mette in atto comportamenti offensivi e prepotenti nei confronti di un’altra persona. Il fenomeno ha caratteristiche ben precise e la prima è la durata: gli episodi devono essere ripetuti, protratti nel tempo. A questo deve far seguito l’intenzionalità del soggetto che esercita la prevaricazione a ferire fisicamente e psicologicamente. Un’altra caratteristica è l’asimmetria del potere. Negli episodi di bullismo, la prepotenza viene di solito da chi è più grande, più popolare tra gli amici o semplicemente più forte fisicamente, mentre chi subisce è solitamente percepito come più debole e incapace di difendersi. Le violenze possono avvenire di fronte ad un “pubblico” che assiste al comportamento aggressivo e che ha una grande responsabilità perchè con il proprio comportamento può interrompere la situazione, o, se silente, favorire il perdurare della dinamica.

E’ importante non dimenticare che il cosiddetto bullo è spesso una persona da aiutare che può avere delle fragilità e delle difficoltà personali.

Non basta una lite o una spinta a scuola per parlare di bullismo. È, infatti, di fondamentale importanza porre attenzione a non confondere il bullismo con altre forme di interazione fra i pari (ed. discussioni, divergenze di opinioni, scherzi, risse, liti).

Le caratteristiche che distinguono una situazione di bullismo da altre forme di prevaricazione sono:

Intenzionalità. Si tratta di azioni che sono volte ad offendere, creare disagio, intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, escludere l’altro/gli altri.

Persistenza nel tempo. Sono azioni ripetute, anche molto frequentemente. Tuttavia, anche l’episodio singolo costituisce un comportamento da attenzionare e non sottovalutare.

Asimmetria nella relazione. È solitamente presente uno sbilanciamento di potere tra chi mette in atto la violenza e chi la subisce. Tale sbilanciamento può essere basato sia su caratteristiche fisiche che su fattori psicologici e/o culturali. 

11 Novembre 2019

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Editoriale

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Il primo passo è riconoscere il fenomeno: osserva, rifletti, contestualizza cercando di comprendere se si tratta di bullismo o meno.

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