• Il 45% dei detenuti in Italia è genitore; 35 i bambini (0-6 anni) che vivono negli Istituti di prevenzione e pena con le proprie madri (dati DAP, 2020)
  • Il progetto “Bambini e carcere”, coordinato da Telefono Azzurro a livello nazionale e gestito localmente da volontari formati tra i 18 e i 75 anni, ha come obiettivo la tutela dei minori
  • Tra gli scopi dell’attività: la cura del rapporto tra minore e genitore e il diritto del detenuto a una pena conforme al senso di umanità (art. 27 Costituzione italiana)
  • Il prossimo 5 ottobre ricorre il 30esimo anniversario della Carta di Treviso, protocollo che disciplina i rapporti tra informazione e infanzia

Si è tenuto nel weekend, presso la sede di Telefono Azzurro a Treviso, l’incontro su “Bambini e Carcere” – un progetto attivo dal 1993, ideato e coordinato dalla Onlus con la collaborazione di una fitta rete di volontari sul territorio, per tutelare i bambini con uno o due genitori detenuti – con l’intento di tornare alla piena operatività dopo qualche rallentamento dovuto all’emergenza sanitaria. L’attività si prefigge di salvaguardare il rapporto tra minore e genitore, nonché il diritto dei detenuti a una pena conforme al senso di umanità (secondo l’articolo 27 della Costituzione italiana) che quindi possa includere la continuità di rapporto con i figli. In questo periodo di convivenza con il coronavirus, è stato fondamentale l’utilizzo del digitale per garantire i colloqui familiari a distanza tramite videochiamata e i seminari di sensibilizzazione online verso gli operatori a contatto con detenuti genitori, le famiglie e il mondo della scuola.

Secondo le statistiche del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) del Ministero della Giustizia (aggiornato al 31 agosto 2020), la popolazione carceraria ammonta a 53.921 detenuti (2.263 di genere femminile)[1]. Sul totale, 24.233[2] sono genitori. Inoltre, sono 35 i bambini (0-6 anni) che vivono negli Istituti di prevenzione e pena con le proprie madri (33 detenute)[3]

Il progetto di Telefono Azzurro, “Bambini e Carcere”, prevede una profonda attività di dialogo, sostegno e animazione, gestita da una squadra di volontari formati e aggiornati – circa 200 su tutto il territorio, tra i 18 e i 75 anni – che presidiano 23 strutture carcerarie (17 Case circondariali e 6 Case di reclusione), 20 città e 10 regioni italiane, in collaborazione con il personale penitenziario.

“Fin dalla sua nascita, il progetto Bambini e Carcere ha sottolineato l’importanza del volontariato nel tutelare le fasce più deboli e nel creare una cultura dell’infanzia. L’incontro di Treviso, città che da anni si impegna per diventare una vera e propria “Città dei Bambini”, ha voluto essere l’occasione di dare risposte concrete ai bisogni di bambini e adolescenti e di supportarli nel rapporto con i genitori, dentro e fuori dal carcere.” – ha dichiarato il Presidente di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo.

Sabato 26 settembre, nella prima giornata di incontro, oltre al Professor Caffo per Telefono Azzurro, sono intervenuti i portavoce di diversi progetti nazionali. Tra gli altri: Alberto Gianello (Comunità Nuova Onlus) ed Elisabetta Rizzetto, Presidente dell’Associazione Amici di San Patrignano Treviso.

Il confronto si è concentrato sul benessere dei minori e sulle possibili conseguenze legate al disagio di un rapporto difficoltoso con i genitori detenuti, come devianze e delinquenza, nonché sul piano di intervento di Telefono Azzurro che comprende la formazione dei volontari coinvolti nel progetto, anche e soprattutto alla luce della pandemia in corso.

I volontari del progetto Bambini e Carcere insieme al Presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo e ai rappresentanti delle istituzioni che sono intervenuti all’incontro.

Nel corso della giornata, il Dott. Giuseppe Magno (del Consiglio Direttivo di Telefono Azzurro) ha condiviso una lettera di riconoscenza che il Dott. Claudio Marchiandi, Direttore dell’Ufficio Trattamento e Lavoro penitenziario (della Direzione Detenuti e Trattamento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, DAP), ha scritto al Prof. Caffo e a tutti i volontari del progetto: una testimonianza di quanto l’attività dell’associazione sia fondamentale per l’ecosistema penitenziario e per tutta la collettività.

Gli interventi di domenica, invece, a cura dei gruppi di volontariato delle diverse città italiane tra le quali, oltre a Treviso, anche Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Prato, Roma e Torino, hanno rappresentato un momento di aggiornamento e confronto sugli sviluppi concreti del progetto “Bambini e Carcere”, sulle criticità sperimentate nei mesi dell’emergenza sanitaria e sulle prospettive di ripresa a pieno regime, ampliando il discorso ai bisogni educativi, scolastici, sociali ed economici dei bambini e degli adolescenti figli di detenuti, e delle loro famiglie. Nello specifico, si è evidenziata la necessità di intervenire concretamente a supporto di chi non possegga strumenti tecnologici adeguati per il collegamento online con i parenti detenuti; oltre all’esigenza di riattivare le attività ludiche in presenza, sperimentando nuove modalità nel rispetto del distanziamento interpersonale.

Alla fine del seminario si è concordato un piano progettuale per i prossimi mesi che comprende un intervento capillare declinato in: webinar formativi per sensibilizzare i giovani detenuti e la collettività sulla giustizia minorile; interventi di sensibilizzazione, laboratori e attività di mentoring sul tema dei bisogni socio-educativi dei figli dei detenuti; attività mirate al contesto scolastico (rivolte ad alunni e insegnanti) sul tema della genitorialità negli istituti penitenziari; percorsi di sensibilizzazione e formazione degli operatori penitenziari e delle forze dell’ordine sulle difficoltà socio-economiche delle famiglie dei detenuti e sulle tecniche di comunicazione alle famiglie in merito al percorso giudiziario.

L’evento di Treviso ha confermato il forte impegno della città veneta nei confronti della tutela dei minori. Un coinvolgimento già dimostrato dal 1990 con il contributo fondamentale dell’amministrazione locale nella redazione del protocollo – “Carta di Treviso” appunto – che disciplina i rapporti tra informazioni e infanzia ed è frutto degli accordi tra l’Ordine dei giornalisti, la Federazione nazionale della stampa italiana e Telefono Azzurro. Il prossimo 5 ottobre ricorre il 30esimo anniversario della firma della Carta di Treviso.

A questo proposito, durante il dibattito è intervento Antonio Dotto, Presidente della Commissione IV-Persone e Comunità, Consigliere del Comune di Treviso, portando i ringraziamenti dell’Amministrazione comunale a Telefono Azzurro, per il supporto ai minori in difficoltà. Da 25 anni, Dotto è attento all’infanzia e alle difficoltà nel rapporto con i genitori, nonché impegnato a promuovere un utilizzo consapevole e controllato dei dispositivi tecnologici e dei social network da parte di un pubblico sempre più giovane.


[1] Ministero della Giustizia, Detenuti presenti – aggiornamento al 31 agosto 2020, https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.page?facetNode_1=0_2&contentId=SST289733&previsiousPage=mg_1_14

[2] Ministero della Giustizia, Detenuti con figli – aggiornamento al 30 giugno 2020, https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.page?facetNode_1=0_2&contentId=SST282635&previsiousPage=mg_1_14

[3]Ministero della Giustizia, Detenute madri con figli al seguito-31 agosto 2020, https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.page?facetNode_1=0_2&contentId=SST289752&previsiousPage=mg_1_14

28 Settembre 2020

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