Complice la quarantena e la costrizione in casa, sempre più drammatiche le testimonianze di bambini e adolescenti vittime di violenza e abusi raccolti dalle Linee d’Ascolto. In occasione della Giornata Nazionale contro la Pedofilia del 5 maggio, la chiamata di Telefono Azzurro per un piano condiviso

La campagna lanciata da Telefono Azzurro in occasione della Giornata Nazionale contro la Pedofilia del 5 maggio ha, già nel titolo, il senso dell’impegno e della responsabilità da cogliere: «Chiamiamo le cose con il loro nome».

Il tema degli abusi sessuali e della pedofilia, nonostante la drammaticità dei numeri che macina ogni anno – confermati dalle chiamate e dalle testimonianze che pervengono alle Linee d’Ascolto e di Emergenza della nostra associazione – ha infatti il suo più grande e terribile nemico nel silenzio e nell’indifferenza che ancora circonda il fenomeno.

Sia quello della violenza perpetrata offline, e che si consuma principalmente tra le pareti domestiche (50% nell’abitazione del bambino, cui si aggiunge un 12% che si consuma nell’abitazione di parenti), sia le nuove forme di violenza sessuale online faticano a rompere quel muro di omertà che le avvolge da sempre, rendendo ancora più difficile avere una fotografia corretta e completa del fenomeno, per poter così mettere a punto azioni coordinate di tutela e di intervento.

È una battaglia più che trentennale che Telefono Azzurro sta combattendo fin dalla sua nascita, e intorno alla quale l’impegno costante e il know-how maturato negli anni hanno consentito di dar vita e partecipare a network sempre più attenti ed efficaci, e a politiche di contrasto che vanno al di là dei confini nazionali. Perché si tratta di un fenomeno globale.

Con la diffusione ormai pervasiva degli ambiti digitali, social network, chat, instant messaging, web, anche il campo d’azione attraverso il quale bambini e adolescenti vengono messi a rischio si è eccezionalmente ampliato.

Rendendo ancora più complessa questa sfida, perché oltre a dare al fenomeno dell’abuso sessuale forme e strumenti nuovi ha portato anche a un abbassamento della soglia di attenzione e auto-protezione nei ragazzi.

Se si prende per esempio una delle «nuove forme» di violenza sessuale più diffusa, il sexting, le analisi dicono che si tratta di un fenomeno con una ricorrenza tra la popolazione giovanile intorno al 26%.

L’atto di postare i contenuti non sempre è preceduto da un’attenta valutazione rispetto alle possibili conseguenze e il 21% dei 12enni (quindi al di sotto dell’età minima richiesta per l’iscrizione dalla maggior parte dei social) ha messo online proprie immagini o video senza pensarci bene.

Oltre all’impegno di rete, che deve vedere in prima linea Istituzioni, Autority, società civile, aziende del digital e i media, l’attenzione e il contrasto all’abuso sessuale chiama a un impegno e a una responsabilità forte e diretta tutti gli adulti, genitori, insegnanti, educatori, che nella quotidianità si trovano a dover affrontare le domande, le paure e le esperienze negative di bambini e adolescenti.

Affrontare un argomento delicato, quale quello dell’abuso sessuale, non è un compito semplice per i genitori o per adulti di riferimento. Da dove iniziare il discorso? Quale momento scegliere? A quale età iniziare?

Ecco perché è sempre più fondamentale che questo delicatissimo tema venga affrontato da soggetti che abbiano le giuste competenze, che sappiano come far emergere il fenomeno dal silenzio, ma anche dare risposte comprensibili e corrette ai bambini, aiutandoli a superare paure e ferite. Insegnandogli, con le dovute attenzioni, a «chiamare le cose con il loro nome».

4 Maggio 2020

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