“Chi sono gli Offenders?”: l’evidenza empirica al World Congress nel panel presieduto dal presidente Caffo


La mattina del 4 ottobre, i lavori del Child Dignity in the Digital World sono entrati nel vivo, soprattutto se si considera la prospettiva privilegiata assunta dal Congresso, dalla quale sia possibile fornire chiavi di lettura in merito alla delicata questione dei rischi del digitale per le giovani generazioni: quella dell’analisi scientifica.

In tale ambito, si ritiene opportuno far riferimento in questa sede al panel presieduto dal presidente di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo, Direttore Scientifico del Congresso, sul tema: “Child Sexual Abuse Online: Who Are the Offenders?”. «Una sessione piuttosto importante per capire chi sono gli “offenders” on-line ed esplorare i dati scientifici che su di loro abbiamo a disposizione» apre il presidente Caffo.

Ad animare il dibattito, Michael Seto del Royal Ottawa Health Care Group, la Prof. Ethel Quayle dell’Università di EdimburgoElizabeth J. Letourneau, della John Hopkins University e Sharon Cooper, dell’Università della North Carolina.

Cosa sappiamo, quali sono allo stato attuale i dati che abbiamo sugli “offenders” on-line? Nel suo intervento, Michael Seto, autore, tra gli altri, del libro “Internet Sex Offenders”, ha offerto una ricognizione analitica dell’identità e le caratteristiche di tali soggetti, in grado di delineare un quadro quanto più esaustivo su questi interrogativi. Secondo i dati forniti da Seto, il 99% dei soggetti in questione sono di sesso maschile, mentre per quanto concerne le forme di offesa rilevate, queste sembrano risiedere principalmente nell’accesso, nella circolazione, nel possesso e nella stessa produzione di materiale riconducibile alla “child pornography”; l’accesso e lo scambio di altro materiale pornografico illegale; l’induzione con l’inganno dei minori e la promozione del turismo sessuale e la prostituzione giovanile.

Un riesame analitico di ventuno casi ha fatto emergere come in un caso su otto tali soggetti avevano almeno una precedente esperienza di minacce di questo genere verso i bambini nella loro fedina penale, mentre circa la metà degli individui destinatari della ricerca hanno ammesso precedenti di questo tipo.

Particolarmente interessante ai fini della comprensione di un problema così composito è l’elaborazione di indicatori in grado di offrire una sintesi dei principali aspetti. Come il Child Pornography Offender Risk Tool (CPORT)Si tratta di un indicatore costituito da sette variabili estratte da una serie più ampia codificata da file investigativi archiviati della polizia su un campione di 286 adulti accusati di almeno un atto legato al “child abuse”. Tra le variabili considerate, quella relativa all’età dell’“offender” (35 anni o meno); la presenza di precedenti penali dei soggetti; la presenza di bambini o bambine, sia nei contenuti pornografici che in ogni altro materiale correlato, nonchè l’evidenza di interessi sessuali legati alla pedofilia nei soggetti destinatari dell’indagine.

Tra gli altri interventi, la professoressa Ethel Quayle, dell’Università di Edimburgo, ha fornito un ulteriore e prezioso contributo sulla questione soffermandosi su quella che la stessa accademica sottolinea essere una delle sfide centrali dell’analisi scientifica in tema di “sex offenders”: la difficoltà di racchiudere in categorie omogenee una popolazione che al contrario è altamente multiforme e con connotati eterogenei. Tenendo conto della complessità del fenomeno, si è dato spazio poi al framework di azioni per contrastarlo. A tale scopo si è posta una particolare enfasi sull’adozione di un approccio che ramifichi le sue linee d’azione contemporaneamente sulla prevenzione, sul contrasto all’abuso in quanto tale e sul supporto post-evento. Parallelamente, la professoressa ha efficacemente descritto un approccio che, parimenti, coinvolga una pluralità di soggetti. In primo luogo, i bambini vittime degli abusi, gli “offenders”, internet, inteso come ambiente e contesto fisico in cui si verificano gli abusi ed infine l’ordinamento giuridico, allargato alle politiche attive, chiamato a creare antidoti concreti per arginare i rischi di abuso.

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