Telefono Azzurro, Il Papa saluta per il suo operato


All’udienza generale del Papa era presente anche Telefono Azzurro

con i suoi numerosi volontari nell’ambito del progetto “Bambini e Carcere”.

 

Il Presidente e fondatore Ernesto Caffo in Vaticano insieme ai volontari del progetto “Bambini e Carcere”, uno degli ambiti in cui opera la Onlus, insieme alla lotta contro gli abusi, bullismo, sicurezza in rete, minori scomparsi ed emergenza terremoto. Sul campo e alle linee 1.96.96 e 114, o in chat su azzurro.it

 

 

26 aprile 2017 – Oggi, durante la consueta udienza generale del mercoledì Sua Santità, Papa Francesco ha salutato in Piazza S. Pietro Telefono Azzurro, associazione che da circa trent’anni ascolta il grido di aiuto di bambini e adolescenti, intervenendo con un’offerta di sostegno immediato.

 

Un riconoscimento dal forte valore simbolico, un evento significativo che rispecchia il ruolo primario ricoperto dall’associazione negli anni all’interno del tessuto sociale del paese, come testimone dell’evoluzione di una società troppo spesso sorda di fronte alle esigenze dei suoi interpreti più deboli. La Onlus, da allora e adattando la sua attività all’evolversi degli strumenti e delle problematiche da affrontare, è quotidianamente impegnata (24ore su 24) nell’azione di ascolto, pronto intervento, educazione e programmazione progettuale di attività volte al recupero psicologico nel superamento di eventuali traumi.

 

Una quotidiana battaglia contro abusi, bullismo, sicurezza in rete, minori scomparsi, emergenza terremoto: un’azione organizzata e corale messa in pratica da professionisti specializzati e volontari, e attiva anche grazie al prezioso supporto degli italiani..

 

Questa mattina in Vaticano Telefono Azzurro si è recato dal Papa in occasione dei 25 anni del progetto “Bambini&Carcere”, rappresentato da un centinaio di volontari. Vari i gruppi presenti all’udienza, provenienti da tutta la Penisola: Reggio Emilia, Prato, Firenze, Napoli, Palermo, Padova, Rovigo, Torino, Chiavari, Roma. Il gruppo più numeroso era quello di Massa Carrara, accompagnato una delegazione di agenti della Polizia Penitenziaria che operano costantemente con l’associazione e dalla Direttrice della Casa di reclusione di Massa, dott.ssa Maria Martone. Quello di “Bambini e Carcere” rappresenta uno dei progetti più delicati all’interno dell’associazione, giacché unisce il tema della tutela dei minori a quello della continuità degli affetti nonostante l’esperienza della detenzione, peraltro il linea con l’Art. 27 della Costituzione.

 

Al termine dell’udienza, il Pontefice ha salutato personalmente il Professor Ernesto Caffo, neuropsichiatra infantile e fondatore dell’associazione, e una volontaria, Maria Giovanna Guerra, in rappresentanza di tutti coloro che costantemente si dedicano al progetto “Bambini e Carcere” di Telefono Azzurro. Al Santo Padre sono stati consegnati due doni: il primo, un disegno su tela realizzato dai figli di detenuti del Carcere di Massa, accompagnato da una loro lettera; il secondo, un oggetto realizzato artigianalmente dall’artista Marco Danesi di Carrara, con il marmo proveniente da quelle stesse cave, nel cuore delle Alpi Apuane, dove molti secoli fa venne estratto il blocco che servì a Michelangelo per scolpire la Pietà.

 

Telefono Azzurro ha illustrato al Pontefice la propria attività e il proprio campo di azione, che va dai casi di abusi e violenze gestiti dalle linee di ascolto 1.96.96, e dalle linee di emergenza 114, alle chat di azzurro.it, alle quali si accede tramite app e i social network. Un orecchio costantemente teso attraverso tutti i mezzi di comunicazione con cui gli operatori offrono un primo soccorso a chi trova il coraggio di gridare aiuto, denunciando l’autore di atti di violenza fisica e psicologica, dal vivo o sul web.

Un giorno speciale, dunque, per il Progetto “Bambini e Carcere”, attivo da 25 anni e reso ancor più efficace grazie alla stretta collaborazione con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, concretizzatasi nella recente firma di un Protocollo d’intesa nazionale.

Un progetto attivo in ben 10 Regioni, 15 città italiane che coinvolge mensilmente circa 500 bambini e ragazzi all’interno di 21 ludoteche allestite all’interno degli Istituti di Pena. Il Progetto, reso possibile grazie al lavoro di oltre 250 volontari, mira a favorire il rapporto dei minori con i genitori detenuti attraverso attività ludico-educative, in un contesto come la realtà carceraria spesso difficile da comprendere, soprattutto per un bambino.