Separazione e divorzio


Cosa dice la Legge italiana?

Negli ultimi anni, sono entrate in vigore due principali normative che hanno l’obbiettivo di garantire ai figli di genitori separati la maggiore tutela possibile dal punto di vista familiare, psicologico e anche economico. 

Il primo decreto che rappresenta una presa di posizione nella direzione della tutela del minore è la legge 54 dell’8 febbraio 2006 sull’affidamento condiviso. Fino al 16 marzo 2006 la nostra normativa prevedeva, come principale forma di affido, l’affido esclusivo, che limitava l’esercizio della potestà di un genitore (detto genitore non affidatario), mentre costituiva eccezione l’affido congiunto applicato, se richiesto da entrambi i coniugi, in base alla normativa sul divorzio del 1970.
Con l’entrata in vigore della legge 54/2006, è stato sancito il principio della bigenitorialità, ovvero il diritto dei figli a continuare a mantenere rapporti di frequentazione con ciascun genitore. Il profilo più innovativo della normativa 54/2006 risiede nella centralità riconosciuta al minore ed alla sua esigenza di continuare a mantenere immutati i rapporti con i genitori. In tal senso ha previsto un meccanismo che consente ad entrambi di partecipare attivamente alla vita del figlio anche dopo la disgregazione del nucleo familiare, abbandonando la tradizionale distinzione di ruoli tra genitore che si occupa del figlio e genitore del “tempo libero”.
 
Il 1° gennaio 2013 è entrata in vigore la legge 219 del 10 dicembre 2012 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 17 dicembre), in merito alle scelte sui figli nati fuori dal matrimonio. La legge 219/2012 elimina la distinzione tra figli legittimi e naturali e trasferisce le competenze dal tribunale dei minorenni al giudice ordinario su una serie di decisioni che riguardano la tutela dei figli in caso di separazione, siano essi nati nel matrimonio o no.
La legge, oltre a cancellare formalmente la definizione di figli “legittimi” e “naturali”, sostituendole con quelle di figli “del matrimonio” e “nati fuori dal matrimonio”, comporta nella pratica una sostanziale uguaglianza del trattamento processuale di tutti i figli. 
Il nuovo testo stabilisce che il Tribunale Ordinario sia l’organo che regola anche i casi di rottura di una relazione “di fatto” tra genitori, in merito a questioni quali: frequentazioni, modalità di visita, contributo economico. Vengono, quindi, estese anche ai figli di genitori non sposati tutte le garanzie previste per i figli nati nel matrimonio.
 

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