Dipendenze patologiche


Quali sono i fattori di rischio?

Benché molti fattori possano aumentare il rischio di abuso e dipendenza da sostanze (il gruppo dei coetanei, la famiglia, le attività sociali, il genere, il carattere e alcune difficoltà psicologiche), non tutti gli adolescenti che usano sostanze diventano effettivamente dipendenti.

Secondo quanto riportato dall’Osservatorio Europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Oedt, 2013, Traube et al., 2012), i ragazzi maggiormente predisposti all’uso di sostanze sarebbero quelli che vivono all’interno di nuclei familiari in cui vi è una situazione di abuso da parte dei genitori e/o una situazione familiare di grave trascuratezza, che frequentano gruppi di coetanei dove si abusa costantemente di sostanze e, infine, che appartengono a contesti sociali con ridotte opportunità di svago, apprendimento e partecipazione rivolte a bambini e adolescenti.

Tra i fattori coinvolti un ruolo fondamentale è svolto dal livello di consapevolezza e dall’atteggiamento che i ragazzi hanno nei confronti dell’uso di sostanze. Secondo i dati dell’Indagine Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza del 2010 (Telefono Azzurro e Eurispes), sebbene la maggior parte dei ragazzi ritenga negativo fare uso di sigarette, alcol e droghe, una percentuale non trascurabile ritiene comportamenti accettabili o addirittura positivi fumare (21, 9%), ubriacarsi (17,6%), fare uso di droghe leggere (9,9%) o pesanti (4,2%) e assumere sostanze dopanti per migliorare le prestazioni sportive (5,6%). A tale proposito, molte ricerche hanno evidenziato come comportamenti quali bere alcolici e fumare vengono percepiti dagli adolescenti come gesti emancipatori, che avvicinano al mondo degli adulti, portando i ragazzi che li mettono in atto ad assumere un ruolo di leader tra i coetanei. Diversi studi dimostrano come, nella scelta delle amicizie tra adolescenti, i “bevitori” hanno spesso più successo dei non bevitori, per cui tale comportamento a rischio viene non solo legittimato, ma anche premiato socialmente (Osgood et al., 2013). 

 

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