Bambini e Media


Ma se mio figlio vede scene violente o traumatiche in tv o su Internet?

 Un problema particolarmente attuale riguarda la presenza di contenuti inadeguati per bambini e adolescenti (soprattutto violenti o traumatici) nei media.

Studiosi ed esperti della salute mentale in Europa e negli Stati Uniti da alcuni anni sono sempre più attenti alle conseguenze della visione di eventi particolarmente drammatici attraverso il mezzo televisivo, nello specifico di immagini relative a rapimento di bambini e adolescenti, omicidi, disastri naturali, attentati terroristici o guerre. 
 
L’attacco terroristico al World Trade Center del 2001 e il conflitto in Iraq del 2003 hanno raggiunto le case di milioni di famiglie in tutto il mondo. Chiunque le abbia viste, di fronte allo schermo televisivo o su Internet, ha provato sentimenti di orrore, paura, impotenza, preoccupazione. Gli studi condotti a partire dal 2001 sull’esposizione ad eventi traumatici attraverso i media hanno contribuito ad evidenziare come il video, purtroppo, non protegga: immagini, suoni e commenti, se continuamente riproposti, hanno il potere di influenzare profondamente un individuo nei pensieri, nelle emozioni, nei comportamenti (Caffo e Forresi, 2002).
In particolare è emerso come anche un’esposizione indiretta – ovvero attraverso un media - ad un evento traumatico possa incidere sul benessere psichico di adulti e bambini (Pynoos, Steinberg, Piacentini, 1999; Saigh, 1991), arrivando a costituire un fattori di rischio per lo sviluppo di una sintomatologia di rilevanza clinica (ad esempio, il Disturbo Post-Traumatico da Stress).
 
I mass media hanno un’importante responsabilità nell’informare ed aggiornare il proprio pubblico, responsabilità che è ancor più grande quando i temi sono quelli della scomparsa di altri bambini/adolescenti, della guerra e del terrorismo. Se è vero che il giornalista ha il dovere di informare ed aiutare le persone a comprendere quanto accade nel mondo, lo è altrettanto che nello svolgimento del proprio lavoro debba essere sensibile ai bisogni e ai diritti dei bambini e degli adolescenti (definiti nella Carta di Treviso). Quando si parla di bambini e adolescenti quali “soggetti televisivi” non si fa riferimento solo a quelli direttamente coinvolti nell’evento da raccontare, ma anche a coloro che siedono di fronte ad uno schermo televisivo, ai bambini che guardano, che ascoltano e leggono. 
Se è vero che gli effetti dei media sui bambini possono essere ricondotti non solo alla natura e alla qualità del messaggio trasmesso, ma anche alle caratteristiche di chi riceve il messaggio, sia personali che contestuali, quali l’età, il grado di sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale, i fattori di vulnerabilità alla psicopatologia, il contesto di vita quotidiano, la reazione genitoriale (Salmon, Briant, 2002), lo è altrettanto che i giornalisti impegnati nella trasmissione di notizie relative ad eventi di particolare drammaticità (come la scomparsa e la morte di un adolescente) devono interrogarsi sulla popolazione che siede di fronte allo schermo televisivo e riceve quel messaggio
 
Anche per questi motivi Telefono Azzurro richiama ad un maggior controllo dell’informazione.
Quando episodi di cronaca coinvolgono bambini e/o adolescenti a seguito di violenze e assassini, soprattutto se avvenuti all’interno del contesto familiare ed in considerazione della fragilità emotiva legata alla fase di crescita di bambini e adolescenti, i giornalisti dovrebbero diffondere le notizie con l’accortezza di non creare difficoltà, paure o traumi soprattutto nei bambini e negli adolescenti che verranno a conoscenza della notizia.
E’ infatti indispensabile che, soprattutto in fascia protetta, telegiornali e programmi di infotainment (informazione ed intrattenimento) gestiscano con particolare misura la scelta di immagini e parole. In particolare, la reiterazione, l’insistenza, l’utilizzo di espressioni ed immagini forti capaci di attirare l’attenzione dei telespettatori possono e devono essere controllate per tutelare bambini e adolescenti di fronte allo schermo televisivo.
 
Come emerge da una delle ultime indagini di Telefono Azzurro e Eurispes (2010) immagini forti, pur attirando l’attenzione dei telespettatori, non contribuiscono in misura maggiore alla comprensione delle notizie. Al contrario, alimentano paure infondate e incertezza. 
I quasi 3000 bambini intervistati nel 2010 e rappresentativi del territorio nazionale, infatti, facevano emergere una grave percezione di insicurezza. In particolare, i bambini dichiaravano di aver “spesso” paura di essere rapiti (22,6%), essere avvicinati da persone sconosciute (16,3%), essere coinvolti in attentati terroristici (16,2%).  
 

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